mercoledì 29 febbraio 2012

ANCHE LE NOSTRE AMICHE PAGANO LE TASSE!

Vicenza. Hanno appartamenti di lusso, conti correnti da favola, auto da decine di migliaia di euro, gioielli che costano quanto un mese di ferie alle Maldive. E, fino a ieri, non pagavano un euro al fisco. Ma la pacchia è finita, almeno a Vicenza. Ora anche le prostitute devono pagare le tasse. Qualcuna di loro, messa alle strette, ha iniziato, accogliendo la proposta avanzata dall'Agenzia delle entrate sulla scorta della dettagliata segnalazione della guardia di finanza. Una escort ha già versato le prime rate di un conto da 300 mila euro.
LA PRIMA VOLTA. Le fiamme gialle vicentine della Tributaria sono riuscite laddove nessuno era mai riuscito, prima d'ora, in Italia. Eppure sulla questione di far pagare le tasse alle lucciole c'è da anni un dibattito che dal fiscale si sposta inevitabilmente sull'etico. «La prostituzione va regolamentata», è l'appello che da tante parti viene rivolto al mondo politico, ma senza che si muove nulla di concreto. Vendere il proprio corpo, peraltro, non è un reato, anche se comporta direttamente o indirettamente una serie di altri reati, o fenomeni di degrado. Di certo, però, quel mercato fiorentissimo - le stime variano da 1 a 5 miliardi di euro l'anno, in Italia, di proventi della prostituzione - è stato finora del tutto esentasse perchè sconosciuto al fisco.
L'INDAGINE. L'operazione “Hot nights” (Notti calde) era scattata un paio d'anni fa, quando i finanzieri del tenente colonnello Paolo Borrelli avevano sequestrato, per sfruttamento della prostituzione, un locale di lap dance in città, arrestando i titolari. I militari della sezione mobile avevano accertato come molte ballerine guadagnassero cifre imponenti senza presentare la conseguente dichiarazioni dei redditi. Partendo da quei nominativi, gli inquirenti del maresciallo Giorgio Scarsetto avevano iniziato a tracciare una mappa della prostituzione a Vicenza. Non già delle ragazze che battono il marciapiede, bensì delle escort e delle accompagnatrici di lusso. Giovani belle e disinibite, che per qualche ora del loro corpo pretendono e ottengono migliaia di euro. I finanzieri hanno mappato i siti internet specializzati in queste offerte, e varie forme di annunci, concentrando infine la loro attenzione su 120 donne. Molte di loro arrivano dai paesi dell'Est, dall'Estremo Oriente e dal Sudamerica, ma per un terzo si trattava di italiane.
BANCHE DATI. Ciascuna escort era stata identificata e sottoposta ad accertamenti fra le varie banche dati. Il controllo aveva consentito di far emergere palesi discrasie fra i redditi dichiarati (di solito, zero) e gli “indici di capacità patrimoniale”, cioè la loro capacità di spendere, che costituisce il presupposto per gli accertamenti fiscali di tipo sintetico. Le ragazze sono proprietarie di ville al mare o di baite in montagna o di auto di lusso, non ultime Porsche e Jaguar. Non solo: stipulano assicurazioni sulla vita e spediscono in patria migliaia e migliaia di euro al mese con il “money transfer”.
LE SEGNALAZIONI. I finanzieri hanno indicato all'Agenzia delle entrate svariati nominativi. La ratio era quella che i redditi delle lucciole - calcolati sulla loro capacità di spesa - possono essere assimilati a quelli di un lavoratore autonomo, che opera in casa in maniera continuativa. I funzionari del fisco si sono poi preoccupati di calcolare la cifra che ciascuna escort doveva pagare.
L'ADESIONE. Molte di loro hanno “patteggiato”, dopo aver ricevuto l'equivalente della cartella esattoriale: «Ok, pago, finitela qua». Ed hanno iniziato a versare. Un'italiana ha dato il suo assenso per pagare quasi 300 mila euro alle Entrate emiliane, della città dove è andata ad abitare. È la cifra più alta fra le posizioni finora definite, ma ce ne sono decine per importi di poco più bassi. Quanto incasserebbe lo Stato se tutte le escort di lusso pagassero le tasse?


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Esiste anche un problem legale di non poco conto..
Se finora infatti le prostitute non hanno pagato le tasse e' perché in quel caso lo stato si renderebbe colpevole del reato di sfruttamento della prostituzione.
Considerato poi la tassazione vigente italiana anche il reato di riduzione in schiavitù sarebbe imputabile :p

Anonimo ha detto...

non si capisce perchè , pur esistendo uno stato unitario ci si comporta in cento modi diversi per affrontare lo stesso problema.A parer mio dovrebbero essere riconosciute come lavoratrici , pagare le tasse e godere delle tutele previste per tutti.

Barbottino ha detto...

A ribadire che vietare il mestiere più antico del mondo, oltre a un'assurdità per definizione, rappresenta un danno non da poco per le casse pubbliche. Che non si fanno scrupoli di trarre beneficio da attività, quali il gioco d'azzardo, che possono avere ricadute sociali ben più pesanti.

Anonimo ha detto...

Giusto Barbottino, per non parlare (anche) dei superalcolici, del fumo, della mia macchina che - volendo - arriva a 300 km/h e così via. Tutte cose (soprattutto il gioco d'azzardo da te giustamente citato) che fanno MOLTO PEGGIO di una sana scopata, ma che, ciononostante, non sono vietate.
AVV.

Anonimo ha detto...

Habemus Vaticanum.
Amen.

Rastigat

Torchemada ha detto...

E andiamo avanti cosi... o indietro ?

SCOPOPAGANDO IS BACKING!

 Forse l’inglese non è perfetto, ma chi se ne fotte! Ho attraversato un periodo buio, un periodo in cui anche se vedevo un perfetto culo a m...